DAR-SINA
Darsena Borghese Fano


















































La mostra “Dar-sina”: Dove l’immaginario prende forma” di Simona Bursi si apre come un respiro, un dialogo tra il mare e l’uomo, tra la tradizione e l’innovazione. L’artista trasforma la Darsena Borghese di Fano in uno spazio vivo, un cantiere dell’immaginazione, dove il fare non si limita al passato, ma si proietta nel futuro, in un continuo fluire di significati e possibilità. Le formelle sospese, realizzate in bambù e carta e decorate con illustrazioni digitali, creano un paesaggio vibrante che invita a muoversi, a perdersi e a trovare percorsi sempre nuovi. Appese a fili di pesca trasparenti, danzano nell’aria come ricordi leggeri o pensieri inafferrabili, obbligando lo spettatore a cambiare prospettiva, a chinarsi, a girare intorno, a reinventare la propria traiettoria. Non c’è un percorso fisso, né una narrazione lineare: ogni movimento diventa un dialogo unico tra chi guarda e l’opera, tra l’opera e lo spazio che la ospita. Al centro di questo universo sospeso, si erge una tela stropicciata, ondulata, appesa come una vela logorata dal vento e dal sale, in attesa di essere riparata. Non è un’opera finita, e proprio in questa imperfezione si coglie la sua forza: è un tributo al lavoro incessante che anima le darsene, quei luoghi dove il mare incontra la terra, dove ciò che è rotto viene ricostruito per tornare a vivere. La tela di Bursi non chiede di essere ammirata, ma di essere compresa; essa parla di resilienza, di trasformazione, di quel legame indissolubile tra l’uomo e il mare, fatto di fatica, speranza e continui nuovi inizi. E poi ci sono i video, sei frammenti di emozione pura. Accompagnati da una musica senza parole, essi non raccontano storie, ma evocano sensazioni, trasportano in mondi che si percepiscono più che si vedono. Ogni immagine si muove come un’onda, ogni suono risuona come un richiamo lontano, creando un’atmosfera in cui il tempo si dilata e lo spettatore è invitato non a capire, ma a sentire. In queste opere, l’intelligenza artificiale generativa diventa strumento di poesia visiva, capace di amplificare le percezioni e offrire nuovi modi di immaginare il reale. L’intera mostra è una celebrazione del “fare” in tutte le sue forme: il fare manuale che costruisce e decora, il fare digitale che esplora nuove frontiere, il fare simbolico che reinventa il senso stesso del creare. Simona Bursi non si limita a esporre, ma invita a partecipare, a immergersi, a diventare parte di un processo che è insieme personale e universale. In “Dar-sina”, il mare non è solo un tema, ma un’energia vitale, un’immagine ricorrente che parla di movimento, trasformazione e possibilità. E la darsena, con il suo fascino antico, diventa lo spazio ideale per accogliere questa visione: un luogo che non conserva, ma rinnova, che non finisce, ma ricomincia. È qui che l’immaginario prende forma, sospeso tra il cielo e l’acqua, in un dialogo senza fine.






























































































